Giudice di Pace, Musciolà: «Tre sindaci non possono permettere lo spostamento della sede in un'altra città»
La nota di Vito Musciolà (Forza Italia Trinitapoli)
martedì 27 gennaio 2026
16.37
«Da cittadino prima ancora che da esponente politico, non posso accettare che si arrivi alla chiusura dell'Ufficio del Giudice di Pace, un presidio fondamentale non solo per Trinitapoli ma per tutto il territorio». Così Vito Musciolà (Forza Italia Trinitapoli) interviene sulla vicenda che rischia di privare i Comuni di Trinitapoli, Margherita di Savoia e San Ferdinando di un servizio essenziale, per mancanza di fondi.
«Qui non parliamo di un ufficio qualunque, prosegue Musciolà, ma di un'istituzione che garantisce ai cittadini l'accesso alla giustizia per cause minori, verbali e controversie quotidiane. Chiuderlo significa costringere famiglie, anziani e professionisti a rivolgersi al Tribunale di Foggia, con costi e disagi evidenti».
Il dato politicamente più grave, secondo Musciolà, è un altro: «A determinare questa situazione sono tre sindaci che, guarda caso, sono tutti avvocati: Bernardo Lodispoto per Margherita di Savoia, Francesco Di Feo per Trinitapoli e Michele Lamacchia per San Ferdinando. Tre amministratori con formazione giuridica che conoscono perfettamente il valore e il ruolo del Giudice di Pace. È francamente inaccettabile che proprio loro non riescano a trovare una soluzione, che sia ben chiaro non può tradursi nello spostamento della sede in un'altra città visto che Trinitapoli ha già perso troppi pezzi nel corso degli anni: uffici, servizi, funzioni pubbliche, a causa di scelte sbagliate o mancanza di visione».
Musciolà sottolinea come la chiusura di un ente pubblico comporti una perdita di valore per l'intero territorio: «Quando un ufficio dello Stato chiude, non perde solo la città che lo ospita, ma tutto il comprensorio. E 'magari' mentre si dice che mancano le risorse, si continuano a sperperare fondi per spese inutili, che nulla hanno a che vedere con i servizi essenziali».
Da qui l'appello diretto: «I sindaci hanno il dovere politico e istituzionale di trovare una soluzione affinché questo ente resti dov'è e soprattutto resti attivo e funzionale. Chi amministra - conclude Musciolà - ha il dovere di assumersi fino in fondo le proprie responsabilità e trovare soluzioni per garantire servizi essenziali ai cittadini tutelando il territorio e il diritto di accesso alla giustizia».
«Qui non parliamo di un ufficio qualunque, prosegue Musciolà, ma di un'istituzione che garantisce ai cittadini l'accesso alla giustizia per cause minori, verbali e controversie quotidiane. Chiuderlo significa costringere famiglie, anziani e professionisti a rivolgersi al Tribunale di Foggia, con costi e disagi evidenti».
Il dato politicamente più grave, secondo Musciolà, è un altro: «A determinare questa situazione sono tre sindaci che, guarda caso, sono tutti avvocati: Bernardo Lodispoto per Margherita di Savoia, Francesco Di Feo per Trinitapoli e Michele Lamacchia per San Ferdinando. Tre amministratori con formazione giuridica che conoscono perfettamente il valore e il ruolo del Giudice di Pace. È francamente inaccettabile che proprio loro non riescano a trovare una soluzione, che sia ben chiaro non può tradursi nello spostamento della sede in un'altra città visto che Trinitapoli ha già perso troppi pezzi nel corso degli anni: uffici, servizi, funzioni pubbliche, a causa di scelte sbagliate o mancanza di visione».
Musciolà sottolinea come la chiusura di un ente pubblico comporti una perdita di valore per l'intero territorio: «Quando un ufficio dello Stato chiude, non perde solo la città che lo ospita, ma tutto il comprensorio. E 'magari' mentre si dice che mancano le risorse, si continuano a sperperare fondi per spese inutili, che nulla hanno a che vedere con i servizi essenziali».
Da qui l'appello diretto: «I sindaci hanno il dovere politico e istituzionale di trovare una soluzione affinché questo ente resti dov'è e soprattutto resti attivo e funzionale. Chi amministra - conclude Musciolà - ha il dovere di assumersi fino in fondo le proprie responsabilità e trovare soluzioni per garantire servizi essenziali ai cittadini tutelando il territorio e il diritto di accesso alla giustizia».