Jasmeen Kaur tra gli Alfieri del Lavoro: «Vorrei contribuire a ridurre le disparità sanitarie in Italia e in Punjab»

L’ex studentessa dell’IISS “Aldo Moro” proseguirà gli studi in Medicina e Chirurgia presso l’Università Cattolica di Roma

mercoledì 4 novembre 2026 10.13
A cura di Arianna Riontino
Un prestigioso riconoscimento nazionale anche per una ex studentessa dell'IISS "Aldo Moro" di Margherita di Savoia: Jasmeen Kaur è stata insignita, lo scorso 21 ottobre, dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella del titolo di Alfiere del Lavoro 2026, un premio riservato ai 25 migliori diplomati d'Italia.

Tra sacrifici, difficoltà e sogni nel cassetto, Jasmeen, giovane studentessa originaria di Trinitapoli, dopo la maturità conseguita con il massimo dei voti, ha scelto di proseguire gli studi in Medicina e Chirurgia presso l'Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma: un percorso che conferma la sua vocazione verso la conoscenza, la passione e il servizio verso gli altri.

Abbiamo quindi intervistato Jasmeen, per conoscere meglio la sua storia: le difficoltà affrontate durante il suo percorso, l'emozione per aver ricevuto il prestigioso riconoscimento e i sogni per il futuro.

Quali emozioni hai provato quando hai saputo di essere stata selezionata come "Alfiere del Lavoro" e soprattutto quando hai ricevuto il riconoscimento direttamente dal Presidente della Repubblica?

«Ho appreso la notizia della nomina ad "Alfiere del Lavoro" da una telefonata. Ero sopraffatta dall'emozione e non vedevo l'ora di condividere questa gioia con i miei genitori. Hanno fatto innumerevoli sacrifici per sostenere il mio percorso di studi, e credo che questo riconoscimento li ripaghi almeno in parte per tutto ciò che hanno fatto. ​Il giorno della cerimonia al Quirinale, poche ore prima dell'evento, avevo il timore di commettere qualche passo falso o di inciampare mentre mi dirigevo a prendere la medaglia. Tuttavia, nel momento esatto in cui è stato pronunciato il mio nome e ho iniziato a camminare verso il Presidente, l'ansia è svanita, lasciando spazio a una gioia profonda. Incontrare una figura di così alto spessore, non solo politico ma soprattutto umano come il Presidente Mattarella, ha rappresentato per me un immenso onore».

Questo riconoscimento mette in luce i tuoi anni di studio, ricchi di impegno e costanza: ci sono stati dei momenti difficili durante il tuo percorso scolastico e cosa ti ha spinto a non mollare?

«Questo riconoscimento corona anni di impegno e di rinunce, ma oggi posso dire che ne è valsa la pena. Il momento più complesso è stato il quinto anno delle superiori: tra la preparazione per l'Esame di Stato e lo scoglio dei test di ammissione a Medicina, mi sono ritrovata sommersa da una mole immensa di studio al punto che le mie giornate erano interamente assorbite dai libri. Nonostante la stanchezza, il sostegno costante della mia famiglia mi ha dato la forza per andare avanti. Sono stati sempre presenti in ogni tappa importante della mia vita. Anche i miei professori dell'IISS Aldo Moro non hanno mai smesso di incoraggiarmi, offrendomi preziosi consigli. Infine, un ruolo speciale lo hanno avuto anche i miei compagni di classe: fin dal primo giorno hanno creduto in me e mi hanno regalato una spinta ulteriore per non mollare mai».

Hai scelto di intraprendere il percorso universitario in Medicina e Chirurgia all'Università Cattolica di Roma: perché hai deciso di intraprendere questa strada e qual è il tuo sogno più grande nel campo della medicina?

«Inizialmente sapevo soltanto che le materie scientifiche erano il mio punto di forza, in particolare la biologia e la chimica. Ho riflettuto su come coniugare questo interesse scientifico con il mio carattere. Ho una naturale predisposizione all'ascolto e al contatto con l'altro. Sono una persona empatica e riesco a stabilire un legame profondo con le persone, una qualità che considero fondamentale per essere un buon medico. ​Guardando al futuro, dopo la laurea e la specializzazione, mi piacerebbe molto lavorare in ospedale. Mi attrae soprattutto la dimensione del lavoro in équipe e la forza di un team multidisciplinare. Nel mio piccolo, vorrei contribuire a migliorare le disparità in ambito sanitario, in Italia e spero in futuro anche in Punjab».

Se potessi dare un consiglio agli studenti del tuo liceo "Aldo Moro" e, più in generale ai ragazzi più piccoli che - come te - stanno costruendo il proprio futuro, quale sarebbe?

«Se dovessi dare un consiglio agli studenti dell'IISS Aldo Moro e a tutti i ragazzi che stanno costruendo il proprio futuro, direi innanzitutto di non mollare mai, perché i frutti del proprio lavoro arrivano sempre. Il percorso non sarà lineare: ci saranno momenti di sconforto, personali o accademici, ma anche queste fragilità fanno parte della crescita. È proprio in quei momenti più bui che capirete il valore immenso delle relazioni umane: sono le persone che sanno starci accanto, a tirarci fuori dagli incubi e a darci la forza di ripartire. Di questa scuola ho amato profondamente gli studenti e i professori, perché è proprio la componente umana a fare la differenza qui all'Aldo Moro. Ho trascorso tra quelle mura anni così intensi che la scuola è diventata una seconda casa e la comunità scolastica una seconda famiglia. Il mio grazie va a tutti, senza distinzioni: dai collaboratori scolastici, sempre pronti a dare una mano, al personale di segreteria, fino ai miei compagni di viaggio e ai docenti, che si spendono costantemente per proporre progetti di livello europeo. È una scuola che funziona davvero, ma soprattutto una comunità che sa restarti nel cuore».