Olivicoltori in piazza a Bari, Musciolà(FI): «Difendiamo chi produce. I 30 milioni annunciati sono un primo passo, ma troppo esiguo»

La nota del segretario cittadino di Forza Italia -Trinitapoli e imprenditore agricolo Vito Musciolà

mercoledì 14 ottobre 2026 14.57
Il caro carburante è solo una parte di una crisi che, secondo il segretario cittadino di Forza Italia a Trinitapoli, riguarda l'intero sistema agricolo. L'esponente, intervenuto dopo la manifestazione degli agricoltori a Bari, chiede misure strutturali per garantire una maggiore competitività alle imprese, controlli più incisivi sull'origine dei prodotti e condizioni di concorrenza più eque.

«Da imprenditore agricolo e da segretario cittadino di Forza Italia a Trinitapoli, condivido e sostengo pienamente le ragioni della manifestazione di questa mattina a Bari, davanti all'assessorato regionale all'Agricoltura. Dietro ogni trattore ci sono famiglie, sacrifici e imprese che non chiedono assistenzialismo, ma vogliono continuare a produrre senza lavorare in perdita.

Accolgo l'annuncio dell'assessore Francesco Paolicelli sulla misura da 30 milioni di euro, di cui circa 10 potenzialmente destinati a contrastare il caro gasolio. Lo considero un primo passo, ma, a mio modo di vedere, troppo esiguo rispetto alla portata della crisi.

Il problema non è solo il gasolio. Pagherei il gasolio anche 3 euro al litro, se poi potessi vendere a un prezzo dignitoso i prodotti che coltiviamo. Il problema è alla radice.

Non è stato il popolo italiano a votare la globalizzazione selvaggia. Non è stato il popolo a votare l'allontanamento dalla Russia, imposto da chi è oltre Manica, da alleati che, all'epoca dei governi di sinistra, ci hanno imposto di sanzionare la vicina Russia. Salvo poi vedere quegli stessi alleati acquistare dal proprio nemico. E noi, in Europa, siamo rimasti a guardare.

Oggi il vero nodo è la concorrenza sleale, che riempie i nostri mercati di merci che costano dieci volte meno delle nostre. È un mercato falsato, nel quale non potremo mai competere ad armi pari, perché i costi di produzione europei sono dieci volte superiori a quelli dei Paesi extra-UE.

Gasolio, fertilizzanti, energia, acqua, sementi, tubicini, teli, fili, cassette, imballaggi e manodopera pesano sempre più sui bilanci. Ora occorrono criteri chiari, procedure semplici e tempi certi per l'erogazione di quei 30 milioni, ma serve soprattutto una strategia che affronti le cause, non solo i sintomi.

Per difendere le nostre produzioni, auspico un impegno forte del Governo in Europa sulla reciprocità delle regole produttive, ambientali e di tutela del lavoro, anche attraverso dazi adeguati quando ne ricorrano i presupposti. Gli obblighi imposti alle nostre aziende non possono diventare uno svantaggio competitivo.

Chiedo inoltre controlli più incisivi sull'origine dell'olio, sulla tracciabilità e sulle frodi, a tutela di produttori e consumatori. Chiedo verifiche sulle eventuali pratiche anticoncorrenziali lungo la filiera e condizioni contrattuali più eque per aziende agricole, frantoi e cooperative.

Sull'acqua, mi aspetto che la cabina di regia annunciata dalla Regione diventi operativa al più presto. Senza acqua non c'è olivicoltura.

LA MIA PROPOSTA CONCRETA
Da imprenditore e da segretario cittadino, non mi fermo alla protesta. Propongo di avviare una petizione nazionale ai sensi dell'art. 50 della Costituzione italiana, che consente a tutti i cittadini di rivolgere petizioni alle Camere. L'obiettivo è chiedere l'applicazione di dazi consistenti e permanenti sui prodotti che vengono realizzati nel nostro territorio e che sono importati da Paesi extra-UE senza rispettare le nostre stesse regole.

Olio, vino, ortofrutta, conserve, pesce: se lo produciamo noi, deve essere difeso. Non è protezionismo, è difesa del lavoro, dell'identità e della Costituzione.

Difendere l'olivicoltura significa tutelare il lavoro, l'identità e un'intera economia. Non possiamo permetterci di perdere questo patrimonio».