Francesco Di Feo
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Politica

Scioglimento del Comune, Di Feo attacca Giorgia Meloni

L'ex Sindaco: «Qualcuno dovrebbe riferirle che Losapio era assessore nell'amministrazione precedente e soprattutto che io sono stato candidato alle regionali con Fratelli d'Italia»

Francesco Di Feo, già Sindaco di Trinitapoli, ha diffuso una nota a seguito della decisione, assunta dal Consiglio dei ministri, di sciogliere il Comune casalino.

«È un momento difficile, e particolare, dove solo chi è aduso a stare a certe altitudini può essere in grado di gestire paure, ansie, emozioni e responsabilità. Diviene semplice cedere alla tentazione di fuggire, scappare e declinare nella disperata speranza di trovare un'oasi di pace dove dissetarsi dalla sete di verità e giustizia. In questo momento, pertanto, prudenza e cautela vorrebbero silenzio, o manifestazioni prudenti e caute, all'insegna della ricostruzione di quanto accaduto partendo proprio dalla relazione che sarà depositata» ha affermato.

«Lasciarsi andare in dichiarazioni, superficiali, privi di cognizione di causa e avventate come ha fatto la leader di fratelli d'Italia è da dilettanti e si presta a figuracce gravi per chi aspira ad avere la guida del paese» ha aggiunto Di Feo, attaccando duramente Giorgia Meloni, e non solo. «Si comprende che certe dichiarazioni possano essere suggerite da colonnelli o marescialli del partito locale che, pur di attaccare antagonisti del territorio, si lanciano in anatemi privi di fondamento. Auspichiamo ad una forma di resipiscenza mentale affinché si comprenda, finalmente, a che altitudine si trovi il nemico e si inizi ad agire come si avrebbe dovuto agire 9 mesi orsono. Auspichiamo che non incominci il balletto dello scaricabarile e della deresponsabilizzazione di chi sino ad oggi rivendicava autonomia e indipendenza dall'ex Sindaco di Feo (per scaricare le colpe) mentre da ieri si ricorda di essere stato parte delle passate amministrazioni (per le opere da inaugurare)» ha sottolineato.

«Si narra che nel 508 a.C., durante l'assedio di Roma da parte degli Etruschi comandati da Porsenna, proprio mentre nella città cominciavano a scarseggiare i viveri, un giovane aristocratico romano, Gaio Muzio Cordo, propose al Senato di uccidere il comandante etrusco.
Non appena ottenne l'autorizzazione, si infiltrò nelle linee nemiche, grazie anche al fatto che egli era di origine e lingua etrusca, e armato di un pugnale, raggiunse l'accampamento di Porsenna, che stava distribuendo la paga ai soldati. Muzio attese che il suo bersaglio rimanesse solo e quindi lo pugnalò, ma sbagliò persona: aveva infatti assassinato lo scriba del lucumone etrusco.
Subito venne catturato dalle guardie del comandante, e portato al cospetto di Porsenna, il giovane romano non esitò a dire: "Volevo uccidere te. La mia mano ha errato e ora la punisco per questo imperdonabile errore". Così mise la sua mano destra in un braciere dove ardeva il Fuoco dei sacrifici e non la tolse fino a che non fu completamente consumata. Da quel giorno il coraggioso nobile romano avrebbe assunto il cognomen di "Scevola" (il mancino). Giorgia Meloni ha messo la mano sul fuoco, ma qualcuno doveva riferirle che Losapio era assessore nell'amministrazione precedente con il Sindaco Di Feo, prima ancora suo addetto stampa e che lo stesso Di Feo, nelle file di Fratelli d'Italia, risulta il primo dei non eletti al consiglio regionale pugliese sostenuto in campagna elettorale - a Trinitapoli - proprio da Giorgia Meloni, che a differenza di Scevola la mano però, non l'ha messa nel braciere».
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