Custodire voci e volti umani: il cuore della comunicazione secondo l’Arcivescovo D’Ascenzo
«Abbiamo bisogno che il volto e la voce tornino a dire la persona»
sabato 16 maggio 2026
In un tempo attraversato da guerre, solitudini digitali e comunicazioni sempre più veloci ma spesso prive di umanità, il messaggio dell'Arcivescovo Leonardo D'Ascenzo in occasione della LX Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali assume il valore di una riflessione profonda e necessaria. La ricorrenza, che sarà celebrata domenica 17 maggio 2026 nella Solennità dell'Ascensione del Signore, richiama il tema scelto dal Santo Padre: "Custodire voci e volti umani". Un titolo che, come sottolinea Monsignor D'Ascenzo, "colpisce" per la sua forza e per la sua attualità.
L'Arcivescovo invita anzitutto a leggere il messaggio del Papa, breve ma intenso, perché capace di indicare "l'orizzonte prioritario" del nostro tempo: ridare valore alla persona, alla sua identità, alla sua dignità. Un richiamo che si fa ancora più urgente davanti alle immagini di sofferenza che arrivano quotidianamente dai tanti conflitti nel mondo, dove "le voci" e "i volti" di uomini, donne e bambini rischiano di diventare numeri senza storia.
Nel suo messaggio, Mons. D'Ascenzo evidenzia una delle affermazioni più significative del Pontefice: «Il volto e la voce sono tratti unici, distintivi, di ogni persona; manifestano la propria irripetibile identità e sono l'elemento costitutivo di ogni incontro». Parole che riportano al centro il valore sacro della relazione umana.
Per l'Arcivescovo, infatti, il problema non riguarda soltanto gli scenari internazionali o il mondo dell'informazione, ma tocca anche la vita quotidiana: "spesso smarriamo" questo orizzonte nelle relazioni personali, dimenticando di guardare negli occhi chi ci è accanto, lasciandoci trascinare dall'indifferenza.
La riflessione si allarga poi al tema dell'intelligenza artificiale e delle nuove tecnologie digitali. Mons. D'Ascenzo sottolinea come il Papa affronti con grande profondità questa sfida, invitando a vivere il progresso tecnologico con atteggiamento critico e consapevole. Il rischio, infatti, è quello di delegare alle macchine capacità che appartengono all'essere umano: pensiero, creatività, empatia, responsabilità e capacità di costruire relazioni autentiche.
Particolarmente forte il passaggio finale richiamato dall'Arcivescovo: «Abbiamo bisogno che il volto e la voce tornino a dire la persona». Una frase che diventa quasi un manifesto per chi opera nel mondo della comunicazione.
Nel suo saluto conclusivo, Monsignor D'Ascenzo rivolge un ringraziamento all'Equipe diocesana per la Comunicazione e a tutti gli operatori dell'informazione del territorio, riconoscendo il loro impegno quotidiano nel raccontare la vita della Chiesa e delle comunità.
Il messaggio dell'Arcivescovo non è soltanto una riflessione ecclesiale, ma un invito rivolto a tutti: recuperare umanità nel modo di comunicare, custodire la dignità delle persone e ricordare che ogni volto e ogni voce raccontano una storia unica e irripetibile.
L'Arcivescovo invita anzitutto a leggere il messaggio del Papa, breve ma intenso, perché capace di indicare "l'orizzonte prioritario" del nostro tempo: ridare valore alla persona, alla sua identità, alla sua dignità. Un richiamo che si fa ancora più urgente davanti alle immagini di sofferenza che arrivano quotidianamente dai tanti conflitti nel mondo, dove "le voci" e "i volti" di uomini, donne e bambini rischiano di diventare numeri senza storia.
Nel suo messaggio, Mons. D'Ascenzo evidenzia una delle affermazioni più significative del Pontefice: «Il volto e la voce sono tratti unici, distintivi, di ogni persona; manifestano la propria irripetibile identità e sono l'elemento costitutivo di ogni incontro». Parole che riportano al centro il valore sacro della relazione umana.
Per l'Arcivescovo, infatti, il problema non riguarda soltanto gli scenari internazionali o il mondo dell'informazione, ma tocca anche la vita quotidiana: "spesso smarriamo" questo orizzonte nelle relazioni personali, dimenticando di guardare negli occhi chi ci è accanto, lasciandoci trascinare dall'indifferenza.
La riflessione si allarga poi al tema dell'intelligenza artificiale e delle nuove tecnologie digitali. Mons. D'Ascenzo sottolinea come il Papa affronti con grande profondità questa sfida, invitando a vivere il progresso tecnologico con atteggiamento critico e consapevole. Il rischio, infatti, è quello di delegare alle macchine capacità che appartengono all'essere umano: pensiero, creatività, empatia, responsabilità e capacità di costruire relazioni autentiche.
Particolarmente forte il passaggio finale richiamato dall'Arcivescovo: «Abbiamo bisogno che il volto e la voce tornino a dire la persona». Una frase che diventa quasi un manifesto per chi opera nel mondo della comunicazione.
Nel suo saluto conclusivo, Monsignor D'Ascenzo rivolge un ringraziamento all'Equipe diocesana per la Comunicazione e a tutti gli operatori dell'informazione del territorio, riconoscendo il loro impegno quotidiano nel raccontare la vita della Chiesa e delle comunità.
Il messaggio dell'Arcivescovo non è soltanto una riflessione ecclesiale, ma un invito rivolto a tutti: recuperare umanità nel modo di comunicare, custodire la dignità delle persone e ricordare che ogni volto e ogni voce raccontano una storia unica e irripetibile.