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Attualità

Arredi comunità Camelot: il gruppo “Trinitapoli Buona Politica” chiede chiarezza

La struttura è stata trovata priva di gran parte dei mobili. «Abbiamo richiesto gli atti ufficiali»

A Trinitapoli la struttura della comunità "Camelot" di via Madonna di Lourdes, nata per ospitare persone tra i 18 e 64 anni con disabilità, è stata trovata priva di gran parte dei mobili e di tutti i condizionatori. La cooperativa che gestiva la struttura aveva lasciato i locali lo scorso 14 maggio. Secondo quanto emerso in una nota pubblicata dal gruppo consiliare "Trinitapoli Buona Politica", non risultano atti che autorizzino spostamenti e l'assessore ai servizi sociali di Trinitapoli ha dichiarato di non essere stata informata.

«La situazione accertata è gravissima. - si legge nella nota del gruppo consiliare "Trinitapoli Buona Politica" - Il 14 maggio scorso, la cooperativa che gestiva la struttura ha lasciato i locali. Al momento della consegna, la struttura era completa di tutto: condizionatori e mobilio vario, in perfette condizioni. ​Oggi, quel patrimonio non c'è più: gran parte dei mobili e tutti i condizionatori. Contattata l'assessore ai servizi sociali Maria Rosaria Capodivento subito dopo il nostro sopralluogo, la stessa ha riferito di essere totalmente all'oscuro, convinta e consapevole che la struttura fosse ancora completa di tutti i suoi arredi. ​Ci troviamo di fronte a un danno enorme per la nostra comunità: prima di tutto da un punto di vista umano, sociale, etico e morale e poi anche patrimoniale. Se persino l'assessore al ramo non ne sapeva nulla, cosa è successo? ​Ad oggi non esiste alcun atto politico o amministrativo che giustifichi o autorizzi la modifica dello stato dei luoghi. ​Abbiamo già provveduto a richiedere con urgenza tutti gli atti ufficiali per fare luce su questa vicenda. Tutti gli aggiornamenti sul "mistero di Camelot" saranno condivisi con i cittadini».

A seguito di ulteriori approfondimenti, in una seconda nota diramata da "Trinitapoli Buona Politica", si legge che il consigliere De Angelis avrebbe affidato ad alcune ditte lo smontaggio e il trasferimento dei beni, sollevando dubbi su responsabilità, costi e luogo di custodia. Il gruppo richiede chiarimenti immediati e trasparenza sugli atti ufficiali.

«La stessa "messa in sicurezza" - si legge nella nota - appare singolare, se si considera che sono stati rimossi anche oggetti come cestini gettacarte e attaccapanni. Restano poi le domande centrali: chi sosterrà i costi di smontaggio, trasporto, deposito, custodia e successivo rimontaggio? E soprattutto, se l'iniziativa è stata assunta autonomamente dal consigliere De Angelis, chi risponderà sul piano economico e amministrativo? E ancora: dove si trovano oggi questi beni pubblici? Per quale motivo non viene indicato chiaramente il luogo di custodia? Il patrimonio comunale è stato davvero trasferito in locali privati? E soprattutto: tali luoghi sono idonei e sicuri? Il punto, però, non è la buona fede che qualcuno oggi richiama. Il punto è che in un Comune nessun consigliere può sostituirsi agli uffici, scegliere ditte, disporre beni pubblici o decidere a proprio piacimento dove trasferire il patrimonio dell'ente. E più passa il tempo, più questa vicenda non appare come una semplice "messa in sicurezza", ma come un caso che solleva interrogativi seri sulla gestione del patrimonio pubblico, sui controlli e sulle responsabilità amministrative. Le chiavi spariscono per giorni e nessuno se ne cura. Destano inoltre forte preoccupazione le manifestazioni di consenso espresse nei confronti del video giustificativo del consigliere De Angelis, che ha incassato l'approvazione e il gradimento degli assessori Iodice e Dileo, della consigliera Colia e, finanche, della Presidente del Consiglio. Se il perimetro del sostegno politico e amministrativo a questa vicenda sconfina, il problema non è più individuale ma strutturale nel silenzio più assordante del sindaco. Ormai è evidente a tutti».

A documentare l'accaduto, la consigliera Annamaria Tarantino, capogruppo di "Trinitapoli Buona Politica" ed esponente del Partito Democratico, che ha dichiarato:

«La vicenda raccontata dal consigliere De Angelis è tutt'altro che banale. Un consigliere comunale non può sostituirsi ai dirigenti, scegliere imprese, organizzare interventi, disporre lo spostamento di beni pubblici o assumere iniziative gestionali. La legge separa nettamente il ruolo della politica da quello dell'amministrazione, proprio per garantire trasparenza, imparzialità e controlli. Non si tratta soltanto di una questione politica, ma anche amministrativa, contabile e, ove ne ricorrano i presupposti, di possibili profili che spetterà agli organi competenti valutare. Perché i costi di smontaggio, trasporto, custodia e rimontaggio dei beni pubblici gravano su chi decide autonomamente, non sulla collettività. Ancora più grave è il silenzio della Lega. Di fronte a un consigliere che rivendica pubblicamente di aver assunto iniziative che appaiono estranee al proprio ruolo istituzionale, ci si sarebbe aspettati una presa di distanza e una richiesta di chiarimenti. Invece tutto viene normalizzato, come se fosse ordinaria amministrazione. È un messaggio pericoloso: perché legittima l'idea che le regole possano essere aggirate quando qualcuno ritiene di agire per una giusta causa. Non a caso la Presidente della Commissione Parlamentare Antimafia, ha più volte richiamato l'attenzione sui rischi legati agli affidamenti diretti, indicando proprio Trinitapoli come realtà meritevole di particolare attenzione. E quelle osservazioni riguardavano procedure formalmente esistenti e disciplinate dalla legge. Qui, invece, siamo davanti al racconto di iniziative che sembrano maturate al di fuori di qualsiasi percorso amministrativo formalizzato. Un fatto che dovrebbe preoccupare tutti, a prescindere dall'appartenenza politica. Perché il rispetto delle regole non è un ostacolo all'azione amministrativa: è la condizione minima per garantire legalità, trasparenza e tutela dell'interesse pubblico».
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