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Ufficio del Giudice di Pace Trinitapoli a rischio chiusura: ecco cosa sta succedendo

Le reazioni avverse da parte dei gruppi ed esponenti politici

Una vicenda che sta scuotendo l'area ofantina: l'Ufficio del Giudice di Pace di Trinitapoli potrebbe chiudere a partire dal 1 marzo 2026. La decisione arriva a seguito di una nota inviata dal sindaco di Trinitapoli, Francesco Di Feo, al Tribunale di Foggia, al Ministero della Giustizia, all'Associazione Forense di Trinitapoli e ai sindaci di San Ferdinando di Puglia e Margherita di Savoia, in cui si comunica l'impossibilità di proseguire con la gestione dell'ufficio.

L'ipotetica chiusura, causata dalla mancata disponibilità delle quote da parte di San Ferdinando e Margherita di Savoia e dall'impossibilità di Trinitapoli di farsi carico dell'intero onere. A farne le spese però sarebbero i residenti, costretti a spostarsi fino al Tribunale di Foggia per accedere ai servizi giuridici.

L'importanza dell'Ufficio del Giudice di Pace è stata particolarmente evidente nei mesi scorsi, quando alcuni episodi criminosi, come il danneggiamento dell'ufficio postale di San Ferdinando, hanno messo in luce la necessità di avere un presidio di giustizia sul territorio. La chiusura di questo ufficio rischierebbe di indebolire ulteriormente la presenza delle istituzioni.

La notizia ha suscitato reazioni ostili da parte dei consiglieri comunali e di esponenti dei gruppi politici che segnalano i numerosi disagi. L'avvocato Nicola Lopizzo, dirigente di Forza Italia a San Ferdinando, ha puntato il dito contro la giunta comunale e del Sindaco: «La legalità non si tutela con passerelle o ospiti illustri, ma garantendo il funzionamento dei presidi di giustizia sul territorio. Tagliare i fondi a un ufficio giudiziario significa: A) Indebolire lo Stato dove la criminalità è più aggressiva; B) Costringere i cittadini, dal 1 marzo, a spostamenti faticosi e costosi per vedere riconosciuti i propri diritti; C) Depotenziare la cooperazione tra i comuni del comprensorio».

Anche il gruppo Forza Italia di Margherita di Savoia ha espresso forte contrarietà, ribadendo che l'ufficio del Giudice di Pace non è solo un servizio amministrativo, ma una garanzia per la tutela dei diritti dei cittadini: «L'Ufficio del Giudice di Pace non è solo un servizio amministrativo: è una garanzia concreta di tutela dei diritti dei cittadini, un punto di riferimento di prossimità che evita lunghi e onerosi spostamenti verso Foggia. La sua chiusura rappresenterebbe un arretramento dello Stato, alimentando disagio, senso di abbandono e sfiducia nelle istituzioni».

I consiglieri comunali di San Ferdinando Biagio Musci, Tonino Acquaviva e Angela Camporeale hanno invece richiesto una convocazione urgente del consiglio comunale: «Il consiglio deve esprimersi in modo chiaro e responsabile su una scelta che incide direttamente sulla sicurezza, sulla legalità e sulla qualità dei servizi pubblici offerti ai cittadini».

Il movimento Trinitapoli Buona Politica ha invece avanzato la proposta di un incontro pubblico con i sindaci di Trinitapoli, San Ferdinando e Margherita: «Una scelta politica inaccettabile e incoerente con le affermazioni propagandistiche a favore della legalità. È urgente un incontro pubblico con i tre sindaci per discutere la vicenda».

Inoltre, diversi consiglieri comunali hanno sollevato la questione della logistica, poiché la chiusura dell'ufficio comporterebbe enormi disagi, soprattutto per i soggetti più fragili e anziani: «Più chilometri. Più costi. Più tempo perso. Meno diritti. Questa non è una questione tecnica. È una scelta politica che colpisce direttamente i cittadini di tre Comuni. Nessuna informazione ai cittadini. Nessun confronto pubblico», scrive il consigliere comunale di Margherita di Savoia, Emanuele Quarta.

Anche Elena Muoio, consigliera di Margherita di Savoia, ha criticato la mancata discussione dell'argomento in sede di consiglio comunale: «Una scelta di tale portata, che riguarda l'intera cittadinanza, non è stata né condivisa né discussa in Consiglio comunale, che è e resta la sede naturale del confronto democratico. Portare la questione in aula avrebbe significato trasparenza, ascolto e responsabilità. Escludere il Consiglio, di fatto, significa escludere i cittadini».

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